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Caro/a Amico/a Continua la rubrica delle "News" da Safà e purtroppo Augustin non ce l'ha fatta e non è più con noi. La sua malattia polmonare si è aggravata e non riusciva più a svolgere il lavoro di guardiania così è dovuto tornare al villaggio dove Suor Therese lo ha accompagnato in un centro sanitario. Non sappiamo se tornerà, per il momento ci sono due ragazzi più giovani che si occupano della sicurezza notturna... EDITH E ODETTE Edith e Odette sono due giovani donne che da un po’ di tempo vengono a lavorare alla missione. Sono giovani perchè penso non oltrepassino i 30 anni, anche se l’anagrafe non trova riscontro sull’aspetto esteriore. Le due hanno delle trecce che fanno moda in Italia - e che io non posso permettermi!- e quando attaccano a togliere l’erba sono peggio – o meglio? – di Attila…non cresce più per parecchio tempo! Vengono da casa con il loro carico: un frugoletto ciascuna, tenuto sul dorso da una stoffa colorata ma che mostra il colore della polvere della terra; non manca il sapone perché ne vendono, ma la scarsa attenzione all’igiene (così la chiamiamo noi), e per loro la parola igiene non esiste nemmeno nella loro lingua. Le loro giornate iniziano alle 5 del mattino e la prospettiva - sempre uguale – è andare al campo e spezzarsi la schiena per prendere pochi tuberi, una manciata di foglie. Se ci riescono, possono anche rubare un ananas succoso – e poi venderlo a noi, ignari missionari, che lo compriamo a 150 Franchi locali, cioè ¼ di € - per tirare la giornata. In tutto questo i loro frugoletti di pochi mesi sono sempre lì, attaccati alle loro spalle da quella stoffa che mostra ancora i colori in mezzo a tutta la polvere. Quando sono a lavorare da noi i due frugoletti sono adagiati dolcemente sopra un sacco che, fino a poco tempo fa, conteneva cemento. Quando possono – cioè sempre – come ogni bambino quando ci riescono prendono ciò che trovano e lo mettono in bocca, sia essa terra o una caramella, tutto finisce in bocca. E loro, le madri, sono lì a pochi metri a lavorare. Mi immagino le grida disperate di certe mamme delle nostre parti. E questo non per disprezzare o l’uno o l’altro mondo, del troppo o del toppo poco. È questa la realtà che si incontra in ogni villaggio. Odette e Edith amano i loro bambini. A volte quando piangono corrono premurose. La prima cosa che danno ai bambini è il seno per mangiare. Prendono queste creature delicate per un braccio con la stessa vigoria con la quale strappano l’erba. Non solo per loro ma per ogni papà e ogni mamma affetto è una parola che non ha gran significato. Non è fare carezze, coccolare; non è abbracciare, prendere con tenerezza in braccio. Ma questo non vuol dire che non ci sia amore. Le nostre due giovani staccano alle 13. Riprendono i loro bambini e partono per casa. I bambini in queste 6 ore ho hanno succhiato un po’ al seno della madre, oppure restano senza bere per tutto questo tempo. Odette e Edith mostrano il volto di questa realtà dell’Africa: spartana, dura. E tolgono tutta la poesia con la quale abbiamo rivestito la parola missione, rendendola qualcosa che non esiste. Basta girare l’angolo dei reportages e dei dossier e ti trovi di fronte a qualcosa di millenario che tu vorresti cambiare con lo schiocco delle dita. Ma cosa pretendi? Non è mancanza di intelligenza, ma qualcosa che fa parte della vita perché lo si è vissuto sulla pelle, lo si è ricevuto dai genitori. Odette e Edith rientrano a casa. Ti domandi: hai fatto loro del bene? Si, lo hai fatto perché gli hai dato lavoro. E quando dai lavoro dai anche la possibilità di pensare alla vita con una speranza che prima non avevi. E si guardano orgogliose perché lavorano dai padri e ricevono lo tesso stipendio degli uomini…e lavorano di più e meglio! E questo – soprattutto questo – esalta la loro dignità.
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Safà 3 Maggio 2005 |
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