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Caro/a Amico/a
AUGUSTIN Augustin arriva verso le 17.Ha un passo lento, lo sguardo fiero e impenetrabile. Non sai quello che pensa. Il fatto è che a volte non sai nemmeno se pensa! È tipico di lui parlare poco, sorridere poco. Il suo documento d’identità dice che è nato nel 1971. non c’è mese né giorno. Anche la sua donna è del 1971, senza mese né giorno. Non è che si sono trovati, ma molti qui sono nati verso l’anno tot… Quindi, facendo i conti ha 34 anni. Lo guardi è dici: ma gli altri 20 anni che manifesta nel fisico dove sono? È così. Siamo in una terra dove la speranza di vita è ferma a 39 anni e 4 mesi. Tantissimi dimostrano sempre tra i 15 ai 20 anni in più della loro anagrafe. Augustin ha il passo lento non solo perché eredità, forse, dei suoi antenati guerrieri delle foreste o delle savane, ma anche perché è malato di kate, come si dice qui, cioè ai polmoni. Le notti che passa da noi, visto che è la nostra sentinella, le passa tossendo spesso. E ti dici: ‘ma quanto resisterà?’. Ti giri intorno e vedi che le malattie la fanno da padrone nei nostri villaggi, dalle più semplici alle più mortali. Ci sono i centri di sanità, ma un vero discorso sanitario a tappeto non c’è per niente. C’è una donna come suor Therese che a 63 anni butta l’anima per il piccolo ospedale di Safà e per il centro di sanità dell’altro grande centro che è Scad. Tutto il giorno sulle strade, che sia sole pioggia, casi urgenti e non, lei è lì. E la gente lo sa. Augustin è uno dei suoi assistiti. In un Paese dove c’è un medico ogni 33.000 abitanti e dove si fanno continue campagne di vaccinazioni, ti scopri ricco per la tua storia clinico – medica. Mi ripeto che anche questa è missione. La missione di donare un percorso sanitario che porti ciascuno ad avere la vita sana. Poi vedi le case: tetto di paglia e muro di mattoni cotti al sole. Porte aperte e galline ed anatre che entrano. Alcune stanno covando tra le mura domestiche. Poi vedi gruppi di capre che brucano e fanno il resto a pochi centimetri dalle case e dai bambini che giocano nell’aia. A voglia a predicare prevenzione, vaccinazione, attenzione. Perdi la voce. Non perdi la speranza, come suor Therese che anche oggi ha preso il suo carico di assistiti e lo ha portato all’ospedale di M’baiki. Non ha dormito per tutta la notte a causa della sua cervicale ed aveva un po’ di vertigini. È partita alle 7.20 ed è rientrata alle 16.00, dopo aver partecipato anche ad un incontro della Caritas diocesana. Ed anche stasera Augustin è arrivato. Ha annaffiato i semi di avocado e di papaia, gli ananas e la piccola siepe appena piantata. Ora che il sole è sparito ed è già notte è accanto al fuoco. Tra un po’ ricomincerà a tossire. E così per tutta questa notte ancora.
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Safà
15 Marzo 2005 |
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