Il pallio e la benedizione degli agnelli


Agnese era davvero piccola agli occhi del mondo, poco più che una bambina. Insignificante di fronte ai potenti della terra. E difatti i manuali di storia la ignorano, come normalmente ignorano la vita della gente comune. Eppure, dopo circa mille e settecento anni, il segno della sua testimonianza penna ne visibile nella vita della Chiesa. Raramente, forse, ci si fa caso, ma il pallio, l'insegna liturgica d'onore e di giurisdizione, che il papa e i vescovi metropoliti portano sopra i paramenti durante le solenni celebrazioni, ancora oggi ci parla della straordinaria storia di fede di questa ragazzina romana. Proprio nel giorno di sant' Agnese, infatti, il celebrante, al termine del pontificale, benedice sull'altare della santa due agnelli bianchi, la cui lana dovrà servire per la confezione dei sacri pallii. Questa consuetudine è già ricordata come tradizionale nel cerimoniale romano preparato nel 1488 da Agostino Patrizi Piccolo mini in collaborazione con Giovanni Burcardo e pubblicato nel 1516. Quella piccola benda di lana bianca, contraddistinta da sei croci di seta nera, riservata al pontefice e da questi donata, quale segno di profonda e fraterna comunione ai pastori metropoliti, cioè ai vescovi che presiedono una provincia ecclesiastica, è dunque da secoli anche un richiamo continuo e discreto alla fede in un Dio che sceglie le cose umili per confondere la sapienza e il potere del mondo. "Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agl'intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Lc 10,21). I due agnelli costituivano un canone annuo che la basilica di Sant' Agnese fuori le Mura doveva a quella del Laterano, quasi un atto di vassallaggio verso l'arcibasilica, e veniva corrisposto dalla badessa del monastero, come risulta dai registri del Capitolo del Laterano del XV secolo. Il censo dei due agnelli decadde, dopo il 20 settembre 1870, con l'applicazione anche nella città eterna delle leggi di incameramento dei beni ecclesiastici. È interessante notare, però, che il governo italiano versò per qualche anno al Capitolo del Laterano la somma di lire 35 per l'acquisto dei due agnelli. Agnese era "vita di Roma", secondo l'antica e nota espressione di Prudenzio, e anche un governo anticlericale, come quello sabaudo, che aveva posto fine al potere temporale della Chiesa, era in qualche modo costretto a riconoscere una simile straordinaria realtà. Successivamente, l'onere dell'offerta, sostenuto prima da una buona famiglia romana, fu assunto dai padri trappisti delle Tre Fontane. In quanto al rito della loro presentazione al papa, si deve osservare che talvolta egli dava soltanto una benedizione da lontano (da una finestra dell'appartamento); più raramente era il pontefice che si recava nella basilica di Sant'Agnese (è il caso di Innocenzo XIII nel 1724). Attualmente si celebra una cerimonia nel Palazzo Apostolico del Vaticano, alla quale, insieme al papa, sono presenti tra gli altri il decano della Sacra Rota, un avvocato concistoriale, un cerimoniere pontificio e i pa . trappisti. Al termine della cerimonia due se . ari portano gli agnelli al monastero delle su . Santa Cecilia in Trastevere, dove le religiose benedettine hanno il compito di confezionare i sacri pallii. Infine, la sera del 28 giugno, ai Primi Vespri della festa dei santi Pietro e Paolo i nuovi pallii vengono benedetti dal papa e sono conservati in una cassetta d'argento dorata presso la Confessione e la tomba di san Pietro, per essere poi consegnati ai metropoliti. Dall'altare della vergine e martire romana alla tomba di Pietro, il principe degli Apostoli, che il Signore stesso ha posto a fondamento visibile dell'unità della Chiesa: il pallio diventa in un certo senso una specialissima reliquia "per contatto" che associa la fede semplice e umile di una bambina a quella impetuosa e generosa di un pescatore di Galilea. Un itinerario che, a ben guardare, sembra racchiudere anche l'intera vocazione di quel pescatore, Simone figlio di Giovanni, al quale Gesù, per indicare quello a cui lo aveva chiamato, aveva cambiato il nome. "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa" (Mt 16,18). Basta rileggere le pagine commoventi e decisive del capitolo 21 del vangelo di Giovanni, nel quale il Signore, dopo la risurrezione, appare agli apostoli e affida a Pietro il govemo pastorale della sua Chiesa. Pietro, che nelle ore drammatiche e crociali della passione per tre volte aveva tradito il Maestro, per tre volte viene interrogato: "Simone di Giovanni, mi ami? Mi ami più di costoro?". Possiamo immaginare Pietro, tutto impacciato e timoroso, che incrocia lo sguardo del Signore. "Adesso mi sgriderà. Mi dirà: "Perché mi hai tradito?"", avrà pensato. Invece, quella domanda inaspettata: "Mi ami tu?". E lui di rimando: "Signore, tu lo sai che ti amo". Pietro tutto rimette nelle mani di Cristo. La sua stessa miseria lo ha reso esperto. Il suo tradimento ha fatto emergere con chiarezza ai suoi occhi il resto dei suoi errori. Memore della sicurezza avventata con la quale in precedenza ha gridato la sua fedeltà aldi sopra di quella degli altri (Mt 26,33), ora non osa più fare paragoni, non osa neppure fondarsi sulla sincerità del proprio impeto, ma si rimette alla conoscenza di Gesù stesso: "Signore, tu lo sai che ti amo". E Gesù lo investe di un potere che gli è proprio: "Pasci le mie pecorelle". Ecco allora che la fede semplice e umile di Agnese diventa anche l'immagine più eloquente di quella del primo degli Apostoli. Agnese, che i grandi artisti significativamente hanno rappresentato come una fanciulla con ai piedi o in braccio un agnello, è il simbolo di una docilità, di un'affezione obbediente al Signore, che è l'origine di una moralità nuova, cioè di una capacità sorprendente di confrontare ogni istante della propria esistenza con la presenza di Gesù. Il sì di Pietro diventa simile a quello di Agnese. La fede di Pietro diventa quella di un bambino: "Se non ritornerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18,3). Così Pietro sarà il pastore rappresentante di Gesù (vicario di Cristo). Non è il padrone del gregge. Suo compito è custodire e difendere la fede, così come l'ha ricevuta da Gesù. La fede semplice di bambini come Agnese, che il Signore sceglie per confondere la sapienza e la superbia del mondo. La fede povera, umile come quella striscia di lana che ancora oggi il capo visibile della Chiesa indossa in ricordo del sangue versato tanti secoli fa da una ragazzina romana di nome Agnese.