Vergine e martire romana


"Nel suo tredicesimo anno d'età ella perse la morte e trovò la vita, perché amò solo l'autore della vita... I suoi anni si contavano ancora nell'adolescenza, ma grandissima era la maturità della sua mente". Nel rito ambrosiano la liturgia di sant'Agnese s'apre con questo solenne Canto d'ingresso, denso di stupore e di ammirazione, la cui origine è molto antica (probabilmente tra il VII e lVIll secolo). La devozione a que.sta santa è però ancora più remota e il suo culto inizia immediatamente dopo le persecuzioni. È il 23 febbraio del 303 quando l'imperatore Diocleziano, dopo quasi vent'anni di governo pacifico e tollerante nei riguardi della Chiesa, scatena l'ultima e la più violenta delle persecuzioni. Resta ancora oscuro il motivo di una tale repentina e drastica decisione. Forse fu determinata da alcune tensioni personali a corte, dove la moglie e la figlia dello stesso Diocleziano erano sospettate di avere simpatie per il cristianesimo. Forse a persuadere l'imperatore fu Galerio, suo genero, successore designato al governo della pars Orientis, che nel 2,97 era stato vittorioso nel decisivo scontro con i Persiani. Figlio di una sacerdotessa pagana, Galerio viene ritratto dalle fonti storiche come un accanito difensore delle tradizioni religiose di Roma, fiBo ai limiti del fanatismo. Forse, ancora, intervennero fattori politici, come la necessità di consenso ideologico per un imperatore che del recupero delle più antiche e genuine tradizioni aveva fatto il suo programma di governo. Quello che è certo è che in quegli anni il numero dei martiri, in Italia e poi nelle regioni orientali dell'impero, fu incalcolabile. I beni dei cristiani, come già era accaduto al tempo di Valeriano (257-258), furono confiscati, i Libri Sacri e gli archivi delle chiese distrutti. Nel cimitero di San Callisto, a Roma, appaiono ancora le tracce materiali delle violenze. Fu allora che l'antica tomba dei papi fu riempita di terra e abbandonata. Tra il 303 e il 304 quattro editti imperiali stabilirono per tutti i cittadini l'obbligo di compiere atti di culto pubblici in onore degli dei. Inizialmente furono presi di mira i pubblici funzionari e i membri dell'esercito. Successivamente toccò agli ecclesiastici, e infine ai semplici fedeli. Fu insomma una persecuzione senza quartiere, tanto che le carceri non erano più in grado di contenere un numero così alto di prigionieri. Molte furono le vittime illustri che ancora oggi la Chiesa ricorda e venera come martiri: Sebastiano, Sotera, Nazario, Celso, Nabore, Felice, Gervasio, Protasio, Cosma,Damiano... Decine e decine di nomi, di volti, di storie, di amici: uomini e donne che preferirono affrontare il carnefice piuttosto che rinnegare la fede in Gesù vivo e presente nella Chiesa. Una schiera di eroici testimoni della fede che non esitarono a salire il patibolo piuttosto che tradire quell'avvenimento, così precario eppure così reale,che un giorno aveva fatto sorprendentemente irruzione nei loro interessi, negli affetti e nelle occupazioni quotidiane, destando il loro cuore con una letizia e una speranza inimmaginabili. Un avvenimento che non possedevano, che non brandivano come certezza da imporre agli altri, ma del quale si stupivano continuamente come un bambino fortunato di fronte a un regalo insperato. Accadde così anche alla piccola Agnese. Di questa ragazzina "<appena pronta per il talamo coniugale / ma già ardente di amore per Cristo", Prudenzio) solo poche notizie storiche certe sono giunte fino ai giorni nostri. Nulla, ad esempio, si conosce oggi della sua famiglia, del suo volto, di come e perché sia diventata cristiana, del luogo dell'arresto. Sappiamo soltanto il suo nome (Agnese, che vuol dire casta), la sua giovanissima età (12 o 13 anni; una conferma è venuta anche dall'esame dei resti del cranio), e che fu uccisa, probabilmente nel 304 d. C., sotto l'imperatore Diocleziano, secondo le leggi di uno Stato che in qualche modo si sentiva minacciato dalla fede di una bambina che si era rifiutata di sacrificare agli dei pagani. Ai cristiani di allora e degli anni che seguirono la storia di questa bambina, vergine e martire, fece molta impressione. "In Roma è il sepolcro di Agnese, della intrepida fanciulla, della martire gloriosa. Sepolta in faccia alle torri, la vergine è vita di Roma; ma pur gli stranieri protegge, che la preghino con cuore puro e fedele". Così dirà, agli inizi del V secolo, il grande poeta cristiano spagnolo, Prudenzio. Il più antico calendario della Chiesa di Roma, noto con il nome di Depositio martyrum e risalente all'anno 336, attesta con certezza il giorno del suo martirio: il 21 gennaio. Da questo importante documento sappiamo che in quella data, sin dai primi decenni del IV secolo, la comunità cristiana dell'Urbe si recava ogni anno sulla via Nomentana, dov'era stata sepolta, per ricordare il giorno della sua nascita al cielo, il dies natalis. In quel luogo Costantina, figlia dell'imperatore Costantino, forse quale ex voto per una guarigione miracolosa, aveva fatto costruire una imponente basilica. A questi pellegrinaggi, oltre al clero e al popolo, talvolta prendeva parte anche il papa. Il grande pontefice romano, san Gregorio Magno (590-604) tenne in questa occasione due omelie. Un altro oratorio sorse all'interno della città, ad duo fuma presso la chiesa di Santa Prassede all'Esquilino. La piccola Agnese venne ben presto additata come esempio a tutti i cristiani e in particolare alle giovani che intendevano consacrarsi al Signore. A distanza di poche decine di anni dal suo martirio, Ambrogio, il grande e santo vescovo di Milano, scrive un'opera Sulle vergini (De virginibus), e inizia proprio con l'elogio di Agnese. CosÌ, tra il V e il VI secolo la devozione a sant' Agnese era già diffusa in tutta la Chiesa. Il suo nome è inserito, onore riservato a pochissimi santi, nella lista dei martiri del Nobis quoque nel canone della messa ambrosiana (la prima tra le donne citate), romana (al quinto posto) e franco-celtica (al secondo posto). Non è da dimenticare la speciale devozione che le ha manifestato san Tommaso d'Aquino, il quale aveva sempre con sé una sua reliquia. Inoltre, Agnese è stata scelta come protettrice dall'Almo Collegio Capranica, il prototipo dei seminari, eretto a Roma nel 1456.